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2016... E Che Norvegia Sia!

Viaggio "corto" quest'anno, finalizzato soprattutto alla pesca in posti conosciuti, con, finalmente, la visita al Parco Vigeland e all'isola di Leka, che ancora mancava.

Pubblicato da la piera il 16/03/17

Norvegia: Oslo, Bergen, Fla, Nesbjen, Indre Brimnes, Flam, Floro, Fodnes, Maunheller, Sogndal, Moskog, Dyrholene, Isane, Startheim, Hellesylt, Stranda, Liabygda, Vestnes, Furneset, Molde, Vevang, Tromso, Krtistiansund, Kanestraum, Halsa, Sunde, Fillan, Sunde, Valse - Svezia: Gullspang, Oresund Bron, Kristinehamn - Danimarca: Rodby, Faro - Germania: Nesselwang, Stoccarda, Ansbach, Bispigen, Heiligenhafen, Puttgarden, Hardegsen, Northeim e Gottinga, Klais-Krun
Periodo viaggio 26/05/16 il 20/07/16

2016… e che Norvegia sia!
 
26 maggio, Il lieto evento previsto in famiglia per fine luglio ci impone, per quest’anno, una partenza diversa. Saremo soli, senza i soliti amici, faremo un percorso scandinavo più corto, poco turistico, finalizzato alla pesca, con l’intento, se possibile, di evitare almeno in parte il gran
    caldo estivo. D’altronde ci è impossibile ignorare il richiamo della Norvegia, perciò intanto andiamo, torneremo prima del solito.
    Ahia, dopo una trentina di km mi accorgo che sto andando in Scandinavia con solo il paio di zoccoli che ho ai piedi, neanche un paio di
    scarpe. Quindi, per prima cosa, si va per negozi a comprarle.
    Abbiamo un nuovo fiammante navigatore specifico per i camper e non lo sappiamo usare, con le conseguenze del caso.
    Oggi è il Corpus Domini: in Austria e Germania è grande festa, come abbiamo notato anche dal tremendo traffico sulla strada da Merano in su, verso il Passo di Resia.
    A  Nesselwang, in Germania, dopo 409 km, troviamo l’AA strapiena. 47°37’12.27N,10°29’52.29E.
    Un camperista ci suggerisce di pernottare accanto a lui, nel grande parcheggio dei pompieri lì di fronte.
    Notte tranquilla. Senso di colpa del mio autista, al mattino, quando si accorge che abbiamo dormito proprio sotto il cartello di divieto di sosta.
27 maggio, 199 km e ci troviamo in zona Stoccarda da amici. Calorosa accoglienza, piacevole sosta.
     Restiamo da loro fino al pomeriggio del giorno dopo, gustando delle squisite specialità tedesche, altro che sempre wurstel e crauti. Gran
    caldo.
28 maggio, km 299. Dormiamo ad Ansbach, bella AA (gratuita fino a tre notti ) a fianco della piscina.49°18’16.63N,16°33’29,52E. Caldo.
29 maggio, km 542,  notte a Bispigen,  nel grande parcheggio gratuito dello Snow Center, pista artificiale di sci in un capannone lungo circa 300
    metri, e davanti alla pista dei Go Kart di Ralf Schumacher, il fratello minore. All’incrocio, diretti al parcheggio, ci incuriosisce una casa
    costruita al contrario, punta del tetto a terra e base in aria, con un Uomo Ragno che vi si arrampica. 53°06’18.13N, 9°58’53,89E.
30 maggio, 275 km. Sempre caldo insopportabile. Traghetto Puttgarden/Rodby a prezzo ridotto perché oggi (30 maggio ) è ancora bassa
    stagione. Ad Heiligenhafen, prima dell’imbarco, facciamo acquisti pescherecci” (abbiamo ora una dotazione da far invidia agli appassionati di
    pesca).
    Nell’AA, gratuita, di Faro, in Danimarca, 54°56’56.70N, 13°59’11.12E conosciamo due simpatiche coppie trentine – vengono da Rovereto e
    dalla Val di Fiemme, zone “nostre”.
31 maggio, dopo  624 km arriviamo a Gullspang, Svezia, sul lago Vanern. Anche l’Oresund Bron è costato qualche cosa di meno, oggi,
    rispetto all’anno scorso. Qui l’AA, è sempre molto bella, prato curato, docce calde. Si pagano 100 Sek/gg. Non è segnalata sulla Carta delle
    AA (Rastplatskartan rilasciata – gratis – dagli uffici turistici (Turistibyra) svedesi, ma molto frequentata dai camperisti. 58°59’16.30N,
    14°05’49.14E.
    Gullspang è un villaggio tranquillo. Trovo zona wifi all’Ufficio Turistico all’inizio del paese. Nella stazione ferroviaria dismessa, curiosi veicoli
    a pedali, attaccati in sequenza, specie di biciclette, posizionate sulle rotaie, portano i turisti a spiagge sul lago, con percorsi di una ventina
    di km attraverso il bosco.
1 giugno.  Ancora Gullspang. Purtroppo ci capita una tegola, esattamente sul tetto: la nuovissima centralina satellitare mi dà segnali
    contrastanti. Decido di chiudere l’antenna. Si sente un crac e poi…sbang…la parabola si abbatte su lucernario e pannello solare. Sperando in
    una riparazione (TV spenta, da noi, equivale quasi a morto in casa), su indicazione di vicini svedesi andiamo da un rivenditore di camper a
    una ventina di km, sulla 26, verso nord, che, a sua volta, ci fissa un appuntamento per l’indomani, da un altro rivenditore, più grande,
    dotato di officina, a Kristinehamn. Intanto, oggi, fatti circa 50 km.
2 giugno. A Kristinehamn non riparano, possono solo levare la parabola per almeno permetterci di aprire il lucernario. 10’ scarsi di lavoro, 4
    bulloni svitati e un po’ di nastro isolante ci costano ben 400 Sek (Euro 44,5).
    Siamo sconsolati senza i “nostri” TG. C’è sul tetto una piccola antenna per il DT. Chissà forse riusciremo a seguire Euro16 sulla TV
    norvegese.
    Andiamo anche al distretto veterinario per il Praziquantel al beagle. Ho le pastiglie che mi ha dato il nostro medico, ma la veterinaria non le
    accetta, non c’è la scatola. Le ripongo e lei mi da le sue, uguali. Anche se il patè usato per farle ingerire al cane è nostro, paghiamo
    comunque 340 Sek. Casualmente noto che la banconota che mi da di resto è diversa dalle mie. Mi mostra su internet che tutto il malloppo
    acquistato, prima di partire, nella mia banca ora sta andando fuori corso, dopo giugno sarà carta straccia.
    Cerchiamo di cambiarlo in un paio di banche, dicono che non è possibile, mi consigliano di spendere tutto nei supermercati. Rispondo che
    proprio oggi stiamo uscendo dalla Svezia, dove torneremo in luglio. Niente da fare. Nervosi, entriamo in Norvegia.
    Una trentina di km prima di Oslo c’è un bel ponte, dedicato a Leonardo da Vinci.
    Nei miei ricordi del 2007 Oslo è un gran paesotto tranquillo, semideserto, un porto molto scenografico, un elegante viale centrale con ai lati i
    Musei di Munch e l’Università, e, un po’ rialzato, alla fine, il Palazzo Reale, circondato da maestosi alberi verdi. Nei miei ricordi. Abbiamo
    trovato una città completamente diversa, molto viva, trafficata, molti pedoni sulle strade. A fatica l’attraversiamo, arrivando ad una
    tranquilla entrata secondaria del Parco Vigeland, la nostra meta di oggi. Il Parco Vigeland merita. Le innumerevoli statue, in bronzo o granito,
    non saranno come quelle di Michelangelo (noi italiani siamo troppo viziati) e forse un tantino a senso unico (tutti soggetti nudi,
    uomini donne ragazze ragazzi bambini vecchi giovani) ma scolpite in mille maniere e posizioni, scenograficamente posizionate in un
    immenso parco verde pieno zeppo di gente in costume da bagno, chi gioca, chi fa barbecue, chi fa ginnastica, chi dorme, chi corre, chi legge,
    chi fa altro, molta varia umanità, e, in fondo, l’incredibile alto monolito, un obelisco di nudi corpi sovrapposti. Tra le più  fotografate c’è la
    piccola statua, molto realistica, del bimbo piangente, che strepita bizzoso, puntando i piedi. Anni fa ne avevo comprato la cartolina,
    ignorando trattarsi di un’opera di Gustav Vigeland. Tra i tanti, un gruppo scultoreo mi colpisce. Sono dei bimbi: sembrerebbe aver ispirato il
    realizzatore della rotatoria tra Sant’Ambrogio e Domegliara dove i cinque fanciulli, variamente affaccendati, rappresentano i comuni della
    (mia) Valpolicella storica. Molto sole, molti cinesi.
    Usciamo dalla città percorrendo i numerosi tunnel completi di svincoli e rotonde illuminate che costituiscono una incredibile rete sotterranea
    sotto Oslo.
    Per la notte ci accampiamo in una minuscola AA sul mare, Steinsasen, poco dopo la capitale, sulla E16, che si raggiunge passando dal
    parcheggio dell’area di servizio di Vik. Percorsi 372 km.60°04’38.92N, 10°17’33.35E. Fa molto caldo.
3 giugno. Ci dirigiamo verso Bergen. Prima E 16 e poi strada 7.
    Questa strada è ricca di Stavkirke, le antiche chiese di legno. Riesco a vederne alcune e visitare quella di Torpo. Sono sempre private, hanno
    orari di apertura e tariffe. Circondate sempre da un camposanto con piccole semplici lapidi, a volte solo un sasso, con fiori freschi davanti e
    panchine per una sosta riposante tra di loro.
    In un villaggio, Fla, dedicato agli orsi (uno immenso, in legno, campeggia a lato strada ), sulla statale 7, pullulante di  cinesi scesi da vari
    pullman, provo ad entrare in una banca per cambiare i soldi svedesi. L’impiegato, molto gentile, mi spiega che poche banche in Norvegia
    cambiano soldi ma che forse potrei provare in un’altra filiale della Sparebank, a Nesbjen. Per mia fortuna, scrive qualcosa su un suo biglietto
    da visita che funziona a meraviglia. Infatti l'impiegato della banca consorella accetta di cambiarmi i soldi solo quando lo legge.
    Nicchia un po’ perché non ho passaporto ma Carta d’identità e patente, sui quali non risulta la dicitura “Verona” da nessuna parte. In effetti,
    sui questi documenti c’è solo la sigla della città, VR. Comunque, con mio grande sollievo, alla fine si decide e la cosa va a buon fine...40’ di
    burocrazia norvegese per compilare un modulo e contare un po’ di banconote. Poco di nuovo sotto il sole.
    In Norvegia si è al mare, si è in montagna, c’è un’abetaia, spariscono le piante e ci si trova tra rocce e terreni spogli, in un rapido susseguirsi. Tant’è che un centinaio di km dopo Oslo saliamo, saliamo, e costeggiamo il lago, ora ghiacciato, che raccoglie le acque del disgelo
    dell’Hardangervidda. Panorama lunare, tra neve  candida e cielo di un blu incredibile. Passeggiata nel bianco, a torso nudo per il gran caldo,
    del mio autista che scivola continuamente sul ghiaccio, soprattutto a causa delle capriole del beagle.
    Più avanti,  una moltitudine di cinesi attende con noi la Safety car che ci condurrà dall’altra parte di uno degli innumerevoli tunnel che
    traforano tutte le montagne norvegesi. Si sbizzarriscono a fotografare il nostro beagle, il camper, i fiori gialli e i sopioti dei pissacani,
    mangiano gelati, sorridono in continuazione.  
    Ci fermiamo  per una gran passeggiata nei boschi  che ci porta, in maniche corte, alle pendici del ghiacciaio, il Melkevollbreen, mi pare,  una
    delle tante diramazioni dello Josterdalbreen.  Fatte anche varie fermate per ammirare le numerose cascate.
    Notte a Indre Brimnes, nell’attracco dismesso del traghetto (sostituito ora dall’ardito, lunghissimo Hardanger Bridge) sull’Eidfjord, dopo 285
    km.
60°28’17.06N, 10°54’33.02E.
    A sera inoltrata, seppure sempre molto chiara, ci sorprende la visita di uno strano personaggio, un signore di mezza età, vestito casual,
    arrivato su una macchina un po’ datata. Ci chiede qualche indicazione sulla strada da fare, ci racconta che a Verona la settimana scorsa
    pioveva molto. In un buon italiano, con una forte erre, dice di essere un frate francescano lituano, e di essere appena stato giù da noi, al
    Seminario di San Massimo, per  un convegno (ci capiterà, l’indomani, durante il viaggio, di scorgere nuovamente  la  sua macchina in
    prossimità di una imponente cascata).
4 giugno.  Oggi percorsi 197 km. Abbiamo deciso di lasciar perdere Bergen e di salire a Floro (che l’autista  continua a chiamare Floro Flores
   di clivense memoria). Ci fermiamo a Flam, da dove parte il famoso trenino dei fiordi. E’, in piccolo, l’emblema del  consumismo:
   un gioiellino di paese tra verde, mare e cielo, che sembra costruito appositamente per i turisti (cinesi!). Caldo insopportabile, il beagle ha la
   lingua fuori. Nel supermarket compro due gelatini di fabbricazione norvegese, neanche lontani pronipoti dei nostri, gli unici rimasti dopo
   l’assalto asiatico: 52 Nok, circa 6 Euro di…poco di buono.
   Oggi ci sentiamo delle talpe. Colpa nostra, ci solletica l’idea di percorrere il celebrato Laerdasltunnelen, la galleria lunga 25 km, intervallata, si
   dice, ogni 6 km circa, da una grotta coloratissima in azzurro, blu, rosso, giallo, per impedire agli autisti, di annoiarsi. Perciò facciamo un po’ di
   strada 13, poi la E16 ma prima di arrivare alla galleria desiderata ce ne sorbiamo troppe, tutte di lunghezze rispettabili, sui 5, 6, 7 km
   ciascuna. E’ tutta una sequenza di tunnel, tutti nuovi, per carità, ma la moderna comodità fa dare l’addio definitivo agli angoli, forse pericolosi
   ma bellissimi, delle strette stradine che si percorrevano anni fa, costeggiando i fiordi.
   Traghettiamo sul Sognefjorden, il più lungo di Norvegia, da Fodnes  a Maunheller, e ci fermiamo a dormire poco dopo Sogndal, sulla strada 5,
   in una verde, minuta AA sul mare.  Un cartello dice Vatnasete e Dalavatnet, prima di Fjaerland.
5 giugno, km 232. Non entriamo nella galleria più prossima (quando è troppo e troppo) perciò lasciamo la E39 e ci inerpichiamo sulla strada
   5, stretta, faticosa per il nostro motore, ma molto pittoresca: quando si è in montagna numerosi laghetti fiancheggiano la strada, continuando
   la magnificenza dei colori norvegesi, stupendi col sole, belli sempre e comunque. E oggi c’è un sole esagerato. Il cruscotto sembra bollire,
   nonostante l’aria fuori  punga un pochino.
   Passeggiata nel bosco fino alle pendici di un altro ramo del ghiacciaio Jostedalsbreen. L’acqua di disgelo scende in un verdissimo laghetto tra
   le rocce.
   Per togliere la poesia che ci pervade, però, ci troviamo ad imboccare un ennesimo tunnel, 7 km , che ci porta a Moskog, dove abbiamo dei
   ricordi del 2007: ci si era rotto il navigatore lasciandoci persi nel nulla. Bella passeggiata, tra grandi stalle, verso l’imponente cascata.
   Passato Forde e Nautsdal (che conosciamo bene e dove temo faranno un nuovo tunnel perché resiste ancora aperta la bellissima stradina
   piena di curve, lungo il fiordo), arriviamo a Floro (Flores) ed è una delusione: un paesotto, bello ma pieno di gente, confusione, parcheggi
   pieni. Ma come, è domenica: dov’è finita la placida, silenziosa Norvegia che dormiva dal venerdì sera al lunedì mattina?
   Prendiamo la 614, direzione Isane. Sosta a Dyrholene, nel comune di Bremanger, in una romantica Rastplass (AA, cioè area di riposo con
   WC, sempre pulitissimo e dotato di carta igienica) tra gli alberi. C’è un sentierino che scende nel bosco e finisce su una piattaforma in legno,
   sul mare, dotata della sua brava tavola per picnic. Si chiama, forse, Lancevtn.
6 giugno. Oggi abbiamo fatto 266 km. Primo traghetto Isane-Startheim, poi un po’ di strada 15, quindi la 60 e ci siamo fermati a Hellesylt  per
   ammirare il Geirangerfjord, il più bello di Norvegia. Risate di un gruppo di francesi perché il beagle non mi ha permesso di allontanarmi per una
   rapida sosta al wc, abbaiando furiosamente. Costeggiamo il Geiranger e lo attraversiamo col traghetto da Stranda a Liabygda. Il sole ci
   accompagna, rovente. Proseguiamo sulla 650, arriviamo a Vestnes, Furneset e saliamo sul traghetto per Molde. E qui ci ritroviamo finalmente
   sulle “nostre” strade.
   Avrei voluto arrivare qui passando dal Trollstigen, la famosa strada superpanoramica, tutta ripidi tornanti ma non ho insistito, troppi
   brontolamenti  dell’autista ad ogni ardita salita che affrontiamo o, peggio, ad ogni lunga discesa: una rovinosa rottura di freni in Val d’Aosta,
   secoli fa, per fortuna senza conseguenze, ci ha lasciato dentro una sana paura per le discese...estreme.
    A Vevang, in prossimità della Strada Atlantica, la strada definita, a ragione, “la più bella del mondo”, ci riforniamo di acqua chiacchierando
    con una coppia di attempati camperisti francesi che vorrebbero convincerci a passare la notte con loro, nel desolato spazio dietro la Coop. Gli
    diciamo che conosciamo molti parcheggi nelle vicinanze dei vari ponti dell’Atlantic Road e preferiamo dormire in un bel posto,
    approfittando della sua meravigliosa luce “notturna”. Insistono, dicendo che adesso è tutto a pagamento, che non si sosta da nessuna
    parte gratuitamente, che loro hanno letto i cartelli perché hanno percorso tutta la Strada in bicicletta.
    Delusi dalla notizia, ci avviamo comunque verso un panorama come pochi se ne vedono al mondo. Arriviamo nel parcheggio antistante lo
    Storseisundbrua, il ponte parabolico, e non c’è  nessun cartello. Proseguiamo. Altri due parcheggi e non c’è scritto niente. Superiamo il bar
    nascosto nella montagna (dopo la passeggiata sulla passerella sul mare che circonda tutta la collina) e ci sistemiamo nel park più grande.
    Non vediamo l’ombra di cartelli né in questo né in quello accanto e neppure in quello di fronte. Chissà cosa hanno visto i due ciclisti. Il mio
    autista sarebbe quasi tentato di tornare indietro, rifarsi una ventina abbondante di km andata e ritorno, per andare a svegliare i due
    francesi e dirgli che si può dormire in questo paradiso senza tirar fuori un centesimo. Lo distolgo. Perché andare a dirgli che sono  dei
    visionari? Dormiamo, bene. 63°01’14.57N, 7°22’57.30E. Il mattino dopo...
 7 giugno, torniamo dall’altra parte del grande ponte, 11 km avanti e indietro, ci sistemiamo e l’autista si trasforma in pescatore. C’è una
    passerella costruita ad hoc ma lui no, scende sulle rocce, in posizione alquanto instabile, giusto per non farmi preoccupare…ha lasciato a
    casa il supergiubbotto salvagente pagato carissimo, a Tromso, l’altro anno. E non mette neppure i costosi scarponi anti-acqua antiscivolo
    comprati al Paradiso dei Pescatori di Affi. Per non rovinarli. Comunque mi porta 10 merluzzi carbonari, 9 normali ma uno bello grosso.
    Torniamo al nostro posto e facciamo una lunghissima siesta. Il tempo ora è grigio, fa freddo e a sera c’è pioggia e vento. Accendiamo il
    riscaldamento. Interminabile Scala 40, un classico per due che si sentono sperduti senza la TV. Si va a dormire alle due e mezza della notte
    e, altro classico, lui fa partire l’allarme senza riuscire a spegnerlo immediatamente. Con noi c’è una decina di camper. Comprendo il tedesco
    accanto che, forse per ripicca, partendo, il mattino dopo
 8 giugno, mentre ancora dormiamo, ci da la sveglia facendo risuonare il suo, di allarme. Incontriamo i primi italiani di questo viaggio, una
    coppia pratica di Marocco. Anche loro, come noi e come tutti i reduci marocchini, hanno il rituale disegno sulla carrozzeria, opera di Rashid
    Nabil, l’artista di Agadir.
    Conosciamo Alain e Jocelyne, simpatici francesi della Bretagna. Lunga chiacchierata con scambio di indirizzi, numeri di telefono ed e-mail.
    Ottima pesca, soprattutto Pollack che qui chiamano Sei. Notte al parcheggio. Tempo migliorato.
9 giugno. Oggi è il mio compleanno: troppe stagioni della mia vita, aleggia un po’ di malinconia. Ho un conto in sospeso con la Tim che, con la
    scusa della direttiva europea sul roaming, mi  frega un sacco di  soldi. Non spendo un cent per internet: tutti i supermercati sono con Wi-Fi.    
    Ma per un qualsiasi evento telefonico (telefonata o sms in uscita telefonata in arrivo), la Tim mi ruba 4 euro…epperò! Lascia usare il
    telefono con 100 minuti di voce e 100 sms fino alle 23,59 del giorno dell’evento. Ma se si riceve una chiamata e si ha la poca accortezza di
    rispondere alle 11 e mezza di sera, gli euro volano. Brontolo e allora il 119 dice che farà partire la “segnalazione”. Secondo la direttiva
    europea il gestore può solo aggiungere un tot per cento alle tariffe nazionali e basta, ma la signora Tim se ne frega.
    Va beh, oggi giorno speciale, i miei bimbi mi devono cantare Happy Birthday e affini, quindi devolvo gli euri e chiamo casa. Ne approfitto
     anche per richiamare all’ordine la mia Banca che mi ha rifilato le banconote svedesi praticamente fuori corso.
     Il pescatore porta 2 Sei medi e 2 Sei belli grossi.
     Quest’anno non abbiamo appuntamento coi soliti amici e il minor tempo che possiamo trascorrere quassù ci fa privilegiare la  pesca perciò,
     a malincuore, non torniamo a visitare la Stavkirke di Kvernes, sulla Fv247, per me la più bella e ricca di affreschi, tra le antiche chiese di
     Norvegia.
     Lasciamo la Strada Atlantica e saliamo verso il Bergsoysundbrua. Rifacciamo tutto il giro del fiordo dimenticando che ora che siamo “corti”, (camper da 5,90, parificato a vettura) avremmo potuto accorciare il percorso passando direttamente da Kristiansund. Pazienza.
     A Vevang rifacciamo le acque, consumate per le docce.
     A Gjemnes tiriamo dritto, andando comunque a Krtistiansund per cercare attrezzi da pesca. E’ tardi, negozi chiusi o non adatti alla bisogna.  Facciamo un sacco di km per niente. Alla fine sono 163, fossimo arrivati dritti ne avremmo fatti 40 al massimo.
     L’AA al Bergsoy è sempre più bella, dopo i lavori che hanno fatto per ristrutturarla, e c’è posto. 62°59’21,99N, 9°52’55.87E. C’è un bel sole.
     Aria frizzantina!
     In questi giorni ho preparato ragu di pesce e cotolette, impanate col pane grattugiato portato da casa. Il pane locale non va bene per
     impanare, è solo tipo pancarrè. Dicono che è fresco tutti i giorni ma non uno non se ne accorge: è sempre uguale, oggi e tra una settimana.
10 giugno. Bella giornata. Faccio un mini-bucato. A mezzogiorno mi porta 3 grossi Sei. Passeggiate nel bosco, molto gradite dal beagle. Non
     trovo mirtilli, solo fiori.
11 giugno. C’è sempre questa voglia di acquisti pescherecci. Al mattino andiamo ancora a Kristiansund senza risultato. 74 km. Giornata no per la
     pesca.
     Finiamo la bombola di propano. Usiamo il gas per la cucina (…all’italiana!) e per il frigorifero, sempre, anche durante il viaggio: è una scelta – che mi è vietato discutere - dovuta al ricordo dei  guai degli anni precedenti. Per acqua calda e riscaldamento abbiamo il comby, si va col diesel.
     E’ durata 17 gg questo viaggio ma l’avevamo un pochino usata un paio di giorni, in Francia, in maggio.
12 giugno, è domenica. Finita la pace: arrivano due pullmini pieni di gente, bambini, urla, pallonate. Contenti del piccolo bucato e delle docce
     della sera prima, ce la filiamo "al volo".
     Prendiamo la 39 e a Kanestraum traghettiamo. Sbarcati ad Halsa, a destra del porto vediamo un bel prato. C’è già un camper con una
     famigliola giovane, che se ne va dopo il pranzo. Due piccole capanne mi incuriosiscono. In una ci sono dei trolls in legno, una piccola culla
     con cuscino e coperta e giochi per bambini. L’altra parrebbe essere una cappellina multireligiosa, c’è una sedia, un tavolino, dei fiori, un
     mazzo di carte da gioco e l’invito a fermarsi e se possibile fare amicizia con altre persone. Invitano a lasciare qualche frase sul libro degli
     ospiti. Figurarsi, per una grafomane come me è un invito a nozze.
     I camper sono come le ciliegie, uno tira l’altro. In breve siamo in otto, noi più tedeschi, olandesi e norvegesi. Comunque in giro ci sono
     anche tanti francesi. Oggi abbiamo fatto pochi km, solo 16, ma abbiamo trascorso una domenica molto tranquilla in mezzo a delle lucertole
     umane: tutti i nostri vicini, infatti, sono rimasti ore e ore fuori dai camper ad abbronzarsi.
     Sul digitale terrestre norvegese becco una partita di Euro16, Turchia-Croazia, alle 15 e Germania-Ucraina alle 21. Scopro che con tutti i nostri
     difetti le reti italiane sono eccellenti rispetto alla tv norvegese. Qui i film non sono doppiati, c’è una voce femminile che, con un tono piatto,
     monocorde, descrive la scena, recita i dialoghi senza alcun cambio di accento: quanto sarà godibile un film giallo? Ho gradito, una sera, il        concerto di Lady Gaga, che conoscevo solo dal gossip, mai sentita. La germanotta mi ha piacevolmente sorpresa, spiritosa, abiti
     strampalati, voce molto bella, bei duetti con Tony Bennet. Non vorrei esagerare col nazionalismo ma mi sembra di ricordare che, come lei,
     anche Bennet è di origini nostrane.
     L’offerta televisiva, almeno quella gratuita, è misera. I programmi, quasi tutti d’importazione, vengono o dalla Svezia o dalla Danimarca. E si
     ripetono più volte. Riesco a seguire, a spanne, i TG, e in qualche modo leggo il televideo. Di locale solo documentari, sempre gli stessi, su
     pesci o uccelli.
13 giugno. Strada 39 prima e 614 e arriviamo a Sunde,  63°37’56.0N,09°10’21.6E, constatando che ormai i tunnel abbondano anche qui. Strade
     dritte, gallerie a gogo. Si arriva sicuramente in fretta ma...azz quanta bella roba che non si vede più! Nei ministeri norvegesi la Statensvegvesen,
     la nostra Anas, penso abbia il budget maggiore: gli unici lavori che quassù si vedono fare, negozi a parte, sono quelli sulle strade.
     Ci fermiamo per mangiare poi, attraverso il lungo tunnel sottomarino, arriviamo sull’isola di Hitra. A Fillan ci organizziamo per farmi fare un
     po’ di internet mentre sul camper si può vedere la partita. E invece no, il DT qui non prende. Pazienza, saliamo al nostro ponte. Siamo soli, quindi ci piazziamo a nostro piacimento, col mare, ops! oceano, oggi blu cobalto, sui tre lati.
    Qui trasmettono qualche partita in chiaro e altre codificate. Belgio-Italia era solo sul loro Sky perciò abbiamo tenuto sott’occhio il televideo
    per vedere come andava, mentre noi si era di Scala40. Km 187.
14 giugno. Bel sole, vento. 5 pesci taglia piccola x la gioia del beagle.
15 giugno. Ci accingiamo a lasciare il nostro ponte ma prima abbocca un grosso, ma grosso, pollack. Scendiamo a Fillan, al porto nuovo, e
    arriva un merluzzo medio-grande. Per completare la pesca, appena arrivati a Sunde ecco un grosso sgombro. Vento fastidioso. Serata con
    tardissimo grandioso  tramonto. Luce stupenda. Il vicino tedesco ci dà una mano per sbloccare una canna da pesca capricciosa e ci regala
    un’esca fatta da lui. Km. 39.
16 giugno. Traghetto Valset/Brekstad. A Orland compriamo in saldo un completo impermeabile, stranamente conveniente. Di solito i prezzi
    norvegesi sono-per noi-alle stelle.
    Passiamo da Hofstad, sulla 710. C’è un piccolo, verde, camposanto perpendicolare sul mare: chi riposa qui dev’essere per forza  in pace.
    Con questo panorama non può essere altrimenti.
    Arriviamo a Osen in un tripudio di sole. Vicino a noi due ragazzi si sono arrangiati un riparo attaccando parzialmente un telone al portellone
    posteriore della macchina, spalancato. Notte gelida, non so come possono aver dormito, praticamente a ciel sereno. Altra struttura fisica: noi
    ora stiamo battendo i denti e loro girano a 5 km prima del paese, nel grande prato sotto il ponte di Straumholet, in prossimità dell’incrocio per
    Sandviksberget. Vediamo là in fondo alla baia le roulottes del campeggio. Ci troviamo in un piccolo paradiso tra due bracci di mare, con
    grandi montagne rocciose attorno stranamente arrotondate. Siamo sei/sette camper “normali” e un bestione Burstner norvegese enorme. Sarà
    di un tizio importante: è sceso pianissimo dalla sconnessa stradina che porta al grande spiazzo erboso dove ci troviamo, sembrava andasse
    sulle uova. Poco dopo è comparso il furgoncino dell’Anas di qua che ha riempito e livellato le buche con alcune palate di asfalto. Abbiamo
    pure l’impressione che alcuni tipi di camion che passano sul ponte gli diano un sommesso rispettoso colpettino di saluto. Il tipo chiacchiera
    con tutti i camperisti presenti mentre la moglie, imperterrita, resiste tenacemente a pescare, nonostante la gelida pioggia intermittente del
    nostro primo giorno, in questa terra, completamente senza sole.
    Da un’uscita col beagle mi torna un pescatore tutto…sbucciato. Il cane ha preso la fuga, per rincorrerlo lui è rovinato sugli aguzzi sassi che
    formano il fondo sotto i piloni del ponte.
18 giugno. Tempo malmostoso. Sulla tv norvegese ci vediamo due partite. Pesci zero.
19 giugno. Pioggerellina che si alterna a schiarite, sempre niente pesci. Meno male. Lui pesca ma si lamenta che puzzano, che bisogna pulirli
    e li mangiamo solo io e il cane.
20 giugno. Lasciamo il posto e, seguendo le opportune indicazioni di dove svuotare le acque nere, arriviamo all’apposito casottino situato
   all’esterno del campeggio di Osen. Ma, sti maledetti, per non far scaricare i camper di passaggio, come sarebbe previsto anche dalle guide,
   hanno piazzato una ruspa esattamente davanti allo scarico e ai rubinetti. Proseguiamo, mandandogli qualche giaculatoria.
   Svuotiamo in una piccola toilette, dove non c’è scritto Vietato, in riva al fiume. Il pieno di acqua, qui, la facciamo all’officina a fianco del
   supermercato, all’inizio del paese.
   A Namsos andiamo a  riempire la bombola vuota e rabboccare quella in uso. Non avessimo, noi italiani, bisogno di un filtro speciale (si
   chiama proprio Italian Dish), potremmo riempircela da soli al distributore, spendendo molto meno. Oggi splendido sole, 29°. Facciamo spesa,
   pranzo e un po’ di internet (adoro le Coop Extra), poi ci dirigiamo verso Lund. Dopo un inutile tentativo di pesca sul molo, dormiamo in un
   piccolo porticciolo, a un paio di chilometri dal traghetto. Oggi abbiamo percorso 145 km.
21 giugno. Con calma, traversiamo da Lund a Hofles e puntiamo verso Maneset, sulla 543, fermandoci al ponte prima di Eidshaug, sperando
   che sia pescoso come dovrebbe. Forse è veramente ancora troppo presto, i pesci latitano. Infatti si vedono pochi pescatori norvegesi e zero
   lituani/lettoni, di solito numerosi dove il mare collabora.
   Su una stradina, col suo bravo cartello segnalante strettoia, procediamo lentamente in salita, stando quasi a ridosso del guardrail,
   stranamente presente, quando un attempato kamikaze con un furgoncino scende a gran velocità. Neanche il tempo di dire Ma cosa...zzo fa
   questo…che...sbang…arriva una botta allo specchietto laterale (che, essendo del Ducato, tanto piccolo non è!). Il tizio si ferma, ci dice che il
   suo specchio è rotto, constata che noi più a destra non potevamo stare, non ammette che correva, guarda mentre sistemiamo il nostro pezzo
   di specchio inferiore, staccatosi dal colpo ma per fortuna ancora intatto, si segna la nostra targa e noi ce ne andiamo mandandolo…
   Notte al tranquillo piccolo porticciolo del traghetto per l’isola di Gjerdinga dopo 67 km.
22 giugno. Il tentativo al ponte (5 km, andata e ritorno) porta un merluzzo rosso e cinque/sei pollackini, cotti, questi, per il beagle.
   Speriamo che stasera la TV norvegese non faccia i capricci di ieri sera e ci permetta di vedere Italia-Irlanda.
23 giugno. Traghetto Gutvik-Skei (nome bene augurante per una veronese) e siamo sull’isola di Leka, patrimonio geologico nazionale
    norvegese. Bel sole. All’inizio solo campagna, mucche, e molti cartelli indicanti percorsi per gite a piedi. Un bel ponte ci porta nell’isoletta di
    Madsoya, ma niente di che, anche qui mucche e basta. Ritorniamo su Leka e proseguiamo la sua “circonvallazione”. Arrivati al versante
    occidentale comprendiamo perché è famosa: imponenti montagne rossastre, rocce ovunque, tutte di un colore ocra, gialle, a perdita d’occhio
    fino al mare. Un paesaggio impressionante, mai neppure immaginato prima. Notte al porticciolo. Oggi 97 km.
24 giugno. Ripreso il traghetto ci sistemiamo a Kvitnesodden, un tranquillo angolo sul mare con una minuscola collinetta che lo nasconde dalla
    strada da dove, come dice un  cartello, partono molte passeggiate sui monti circostanti. Siamo sulla 17, dopo l’incrocio per lo Svaberget
    camping. 65°03’50.73N, 12°04’32.45 E. Di solito deserto, oggi  qui vediamo che una coppia norvegese se n’è praticamente appropriata per un
    bel pezzo: macchina, roulotte con tendalino aperto, canne da pesca, tavolini, tanichette sparse ovunque, e sedie piazzate ai due lati. Ci
    incuriosisce il fatto che, da come sentiamo, sono un po’ sordi e per parlare si urlano da un lato all’altro del “parcheggio”. Si riveleranno poi
    molto simpatici, gentili e premurosi : durante la nostra temporanea assenza per pescare dal  ponte verso Leka , salvano lo spazio del nostro
    camper con le loro sedie. Seguendo i loro consigli, il pescatore porta a casa un grossa trota marina. Buonissima al cartoccio con polenta
    nostrana. 30 km.
25 e 26 giugno. Kvitnesodden. Alle 13 di domenica notiamo uno strano alone nero attorno al sole e, spostato, un cerchio bianco perfetto, in     
    cielo, enorme. Pesca dal ponte. 12 km di andirivieni. Notte caldissima, afosa, ma l’amico norvegese ci dice che domani pioverà
27 giugno. Vero, oggi piove. I vicino sono assenti, ci dispiace non salutarli. Metto un bigliettino sulla porta della roulotte. Traghetto Holm-
    Vennesund. Mentre facciamo il cambio acque, con pioggia a tratti e freddo, guardiamo due ragazzini che sotto gli occhi vigili della madre,
    saltano su un trampolino…in costume da bagno. Brrrr…Notte a Berg, comune di Somna, alla confluenza di ben due fiumi verso il mare, noto
    per pescosità (trote, merluzzi, salmoni). Noi...nada de nada. Brutto, freddo, vento. Km. 48.
28 giugno. Berg. Conosciamo due simpatici francesi che prendono il caffè da noi e che poi se ne vanno quasi a malincuore. Sono stati a
    CapoNord, col tempaccio non hanno goduto del sole di mezzanotte. Partiti loro, qui scoppia il sole, la giornata si fa stupenda. A
     Bronnoysund cambiamo le acque e saliamo a Horn. Ci sistemiamo al porto che frutta subito un grosso merluzzo e nove aringhe. Km. 40.
29 giugno, 30 giugno e 1 luglio. A Horn si sta benissimo, il tempo è bello, ci sono servizi, merluzzi e aringhe, tante aringhe. Si attaccano in
     continuazione. Devo mettere uno stop al pescatore: lo spazio in freezer è quello che è. E (riservato ai veronesi) il Mercoledì delle Ceneri è
     molto lontano. W la renga de Parona!
     Chiacchieriamo piacevolmente con una coppia francese e con un’altra tedesca, quest’ultima sistemata in modo strategico sul vecchio molo
     già da una quindicina di giorni. La signora pesca, e alla grande: il marito legge sul camper e quando la moglie fischia, lui esce per
     recuperarle il pesce e pulirlo. Tutti i tedeschi leggono molto.
     Nel grande prato adiacente il porto fervono grandi preparativi per una festa prevista per sabato sera: hanno sistemato grossi tendoni, portato
     grill, strumenti musicali, camion scaricano birre...e noi, amanti della pace e del silenzio, scappiamo!
2 luglio. Scendiamo a Bronnoysund, dove facciamo spese e cambiamo acque, proseguendo poi verso la nostra piccola AA di Berg. Su questo
     percorso altri anni abbiamo visto numerosi alci. Stavolta zero.
     Gravissima (!) delusione per il mio pescatore, beffato, tra le alghe, da un grosso salmone che riesce a liberarsi facendogli marameo.
     Buona pesca di sgombri. Pioggia notturna. Oggi km 43.
3 luglio. E’ domenica, torniamo su a Horn, fiduciosi che i festaioli di stanotte oggi stiano riposando. 41 km.
      Bei sgombri grossi. Il tempo non è buono. Partono i francesi e anche i tedeschi. Con un po’ di malinconia, calcolando i tempi che ci
      serviranno per essere a casa in vista del lieto evento che ci aspetta, decidiamo arrivato anche per noi il momento di iniziare, sia pur con
      calma, il nostro ritorno.
4 luglio. Con un bel sole scendiamo a Berg, rifornendoci di acque e spese a Bronnoy. Soliti 41 km.
5 luglio : potrebbe sembrare un pellegrinaggio ma decidiamo di rifare, per lo più, il percorso dell’andata. Dopo 110 km arriviamo ad Eidshaug,
     dopo aver traghettato a Vennesund. Bella giornata. Scendendo ci siamo fermati di qua del ponte. Il Beagle, 25 abbondanti kg di potenza,
     con uno scatto ha rotto il cordino intrecciato che lo teneva attaccato al camper e ha iniziato a trottare in direzione nord, per rincorrere il
     padrone, sceso al mare per pescare ma, ahimè, sbagliando direzione. Urlando a pieni polmoni ho richiamato il pescatore che, risalito di
     fretta, si è fatto una bella corsa sul lungo ponte e oltre…alla fine ha trovato il beagle che gironzolava con aria smarrita, trascinandosi la
     corda spezzata, nel punto esatto dove ci eravamo fermati per qualche ora l’anno scorso. I cani mi meravigliano sempre.
6 luglio. Scendiamo. Traghetto Hofles/Lund. 53 km in tutto. Stiamo nei paraggi. Alle 2,30 di notte il pescatore scende dal molo con due grossi
     merluzzi.
7 luglio. Giornata trascorsa tra il molo di Lund e lo scoglio di Salsnes, dove non ci fermiamo più a dormire: ora hanno messo una tariffa per la
     notte. Ma ci andiamo per lasciar correre libero un po’ il beagle sullo scoglio a caccia di gabbiani. Giri vari per 31 km. Oggi finita la seconda
     bombola.
8 luglio. A Namsos ci fermiamo per riempirla. Il solito ragazzo mi fa lo sconto di 19 Nok, vabbè sono poco più di 2 euro ma mi fa piacere. E’
    molto gentile. E proseguiamo. Dopo  143 km arriviamo a Osen dove ci fermiamo per tre giorni. Tempo molto bello, caldo, sole. C’è la UE qui:
   oltre a noi italiani c’è un camper belga, uno olandese, uno tedesco, uno svedese, due norvegesi, una macchina francese. I meno
   comunicativi sono proprio i norvegesi, con gli altri ci si saluta, ci si sorride e, quando ci si capisce, ci si parla anche. Fine settimana. 
   Arrivano altri norvegesi. Regaliamo sgombri ad una simpatica coppia di Torino. Si preoccupano molto sentendo la storia della nostra antenna
   caduta di brutto: ce l’hanno identica e non vorrebbero succedesse anche a loro.
   Arriva anche il camper del tedesco che a Sunde ci aveva aiutato a sistemare la canna e che ci aveva pure regalato ami e robette varie da
   pesca. Ci riconosce lui.
11 luglio. Si riparte. Traghettiamo a Brekstad, fermandoci a dormire in un porticciolo nuovissimo, sulla 710, a Aremmen, dopo Gronningen.
.    Nella notte chiara, bellissima, una ragazzina, con un gruppo di baldi giovani, prova a pescare. Visitiamo una chiesa molto antica a Kvikne,
     sulla 3. Km. 131/ 63°34’18.57” N, 9°47’12.99E
12 luglio. Avanziamo nell’interno della Norvegia, tra fiumi e laghi e montagne. Passiamo da Svorkmo, Lokken, paesi piccoli, di montagna, molto
    pittoreschi, con molti fiori. C’erano miniere. Per la notte ci fermiamo nel parcheggio della grande Alce, una ventina di km prima di Koppang.
    La statua, in splendente acciaio, ci sovrasta dalla sua altezza di oltre 10 metri. Siamo al sud e, sebbene molto tardi, ormai la notte
    imbrunisce ma le luci violacee che illuminano l’alciona rendono il paesaggio magico. Abbiamo percorso 284 km/ 61°39’47.4” N, 10°52’47.1”E
13 luglio. Prima di Elverum proviamo ad andare per funghi. Poca roba.
    Oggi ultimo giorno di Norvegia, perciò…ci capita il nostro solito accidenti a noi. Incrociamo un grosso camion e sentiamo un tic sul vetro.
    Proprio davanti al conducente si accende una “stella”. Dopo aver debitamente recitato un po’ di litanie e giaculatorie, con un pennarello ne
    segniamo i contorni x vedere se la stella rimane uguale o dobbiamo cercare di cambiare il cristallo. Coi prezzi scandinavi son dolori (anni fa
    pagata, qui, una batteria oltre 600 euro!). E, con questo simpatico omaggio, la terra norvegese, che comunque amiamo e, a Dio piacendo, ci
    rivedrà anche il prossimo anno, ci saluta.
    Ci accampiamo al Morokulien, l’AA esattamente sul confine tra Norvegia e Svezia dopo 253 km./ 59°55’50.00N,12°14’27.05N
14 luglio. Gli anni scorsi qui abbiamo visto molti funghi, soprattutto i finferli, nostri preferiti. Non oggi: l’uscita pro-funghi non rende. Facciamo il
     solito giro all’ufficio turistico, dove sono sempre gentilissimi, e ripartiamo, direzione Gullspang, nostro solito approdo svedese. Ci arriviamo
     dopo 203 km, e anche  dopo aver finalmente trovato, ad Arvika, il Molkky, il gioco finlandese da regalare, su richiesta, a nostro figlio.
     Gradevolissime docce calde, senza il pensiero di consumare l’acqua. Goduria a mille. 100 corone ben spese.
15 luglio. Con una discreta tirata per i nostri standard (612 km  siamo a Faro, Danimarca. E dura, in Svezia, non certo per il traffico,
     praticamente inesistente, ma per i limiti di velocità, quasi sempre 60 anche in autostrada, con qualche sprazzo a 100 ma per breve durata. E
     il panorama, specialmente dopo la zona dei grandi laghi, è piuttosto uniforme. In più il beagle ha anche lui le sue necessità quindi non si va
     speditissimi. Abbiamo rifatto il solito percorso: dopo vari cambiamenti di rotta, negli anni scorsi, abbiamo deciso che per noi l’ideale è
     arrivare in Danimarca dal ponte Oresundbron. Leggermente più caro che non traghettare da Helsingborg a Helsingor (l’ Elsinore di Amleto)
     ma assolutamente più comodo. Così come domani traghetteremo da Rodby a Puttgarden. I vari traghetti da Trelleborg a Rostock o a
     Sassnitz ecc., sono meno costosi ma con navigazione di 4 o 5 ore. Troppo.
     E’ stata comunque una tratta avventurosa: alla partenza al mattino si sentivano forti rumori sul tetto. Temendo che la parabola avesse perso
     quanto la teneva legata, sembrava necessario salire per controllare. Faccenda seria: questo abbozzo di camper che abbiamo non ha la
     scala per salire, da dentro il mini oblò non permette di salire e ai distributori non avevano una scala da prestarci.
     Nelle aree di sosta danesi i bidoni dell’immondizia sono cementati al terreno. Finalmente ne abbiamo trovato uno che, con manovra
     fantasiosa, poteva servire. In qualche modo il mio autista ce l’ha fatta, ha controllato, non ha visto niente di strano e siamo ripartiti. Ma il
     rumore era quasi più forte.
     Temendo che la parabola potesse sganciarsi e magari colpire altre vetture abbiamo ripreso la caccia a qualche rialzo. Nel parcheggio di un
     supermercato c’era un traliccio della corrente, contorcendosi per avvicinarsi, è risalito, ha ripassato di spago, scotch e corde varie, tutto
     l’ambaradan…x niente. Amen!
16 luglio. Dopo 481 km arriviamo ad Hardegsen, in Germania. Un gioiellino di AA, pulito, nel verde, vicino al paese. Ci sono circa 10 camper, in
     maggioranza svedesi. Siamo tra Northeim e Gottinga. Si pagano 10 Euro, ci sono docce calde.
17 luglio. Eureka, non si sente più il rumore sul tetto…
     Ci aspettano i nostri amici dopo Stoccarda ma ci pare brutto arrivare da loro nel pomeriggio. Vediamo stagliarsi nel cielo, sopra la montagna
     la sagoma del castello che si vede anche nel film “Barry Lindon” con Ryan O’Neal. Incuriositi decidiamo di salire. Bellissimo. C’è un
     parcheggio attrezzato dove si può pernottare: ci sono tre posti camper, si pagano 4 euro a notte. Io baro un po’ perché l’ultimo pezzo di salita
     fino al castello la faccio comodamente seduta sulla navetta, salutando con la manina marito e cane che salgono a piedi. E’ il Burg
     Hoenzollern, perfettamente conservato. Dentro il principe, la principessa e pargoli vari gestiscono ristoranti e affini. Nel parcheggio ci sono le
     macchine della servitù. 512 km. 48°19’32.00N,8°57’48.40E.
18 luglio. Di buon mattino ci fermiamo a prendere dei dolci e dopo 12 km arriviamo dai nostri amici : bellissima giornata, bellissima serata.
     Cena con aringhe, merluzzi, trote, il pescato scandinavo. Allegria nostra e guerra tra i nostri cani..
19 luglio. Ci salutiamo dopo aver stabilito il programma della loro prossima visita a casa nostra e dopo 301 km ci sistemiamo al Tennsee di
     Klais-Krun. Il caldo è opprimente. Lo sto già soffrendo e penso con preoccupazione a quello che mi aspetta a casa.
20 luglio. Viaggio impossibile sulle nostre strade: traffico intenso, caldo opprimente, lavori in corso. Ogni volta che rientriamo, dopo i silenzi
     norvegesi, le strade deserte della Scandinavia, proviamo una specie di shock, avremmo bisogno di un momento di adattamento invece il
     Brennero ci accoglie sempre così, senza pietà. E fino ad Affi è...traumatico.
     E in tutto ciò ci fermiamo al Toys nostrano per comprare dei regalini per i nipoti: d’altronde per l’abbigliamento meglio consultarsi coi genitori,
     per i libri, che di solito privilegio, da noi sono in italiano e ormai i giocattoli sono uguali in tutto il mondo. Villaggio Globale anche in questo.
     Arriviamo dopo 322 km, sudati e stravolti ma ultrafelici: i bimbi, quelli che sgambettano e quella che scalcia in pancia alla mamma, ci
     stanno aspettando e con un allegro pranzetto in compagnia chiudiamo anche questa nostra parentesi. La settimana prossima se ne apre
     un’altra, molto felice, con la nascita della nuova nipotina.
 
 
 
Cambio in banca : 1 E =  9 Nok – 9,18 Sek – 7,3 Dkk      Camper lunghezza 5,90 ( parificato ad autovettura )
 
Gasolio: miglior prezzo in Austria, buono anche in Germania:                                                              E
 -Tot.  Km 8.485 x  851,702 lt di cui  litri  356,792 in zona Euro –                            prezzo medio    1,19 /E           1,19
                                                                      litri  165,18   in Svezia              -       “          “       12,847/Sk        1,36
                                                                      litri  329,73   in Norvegia            -       “          “       12,21 / Nok     1,36
 
13 traghetti interni  in Norvegia                                             Nok   1664                               E      185
 A/R Puttgarden-Rodby                                                        E 82 + Dkk 739                         E       184
A/R Oresundbron                                                                Dkk  350 + 390                          E       102                  
Fattura con somma tratti autostradali e tunnel  in Norvegia                                           E     64,66                                        
  (arrivata a mezzo posta)
Consumati     (cucina + frigorifero x 56 gg)  Kg 25 di gas              588 Nok                E       66
 Soste:    In Svezia                200 Sek               21  E
                 In Germania                                     14  E    =   Tot   35  E
                
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